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Integrazione scolastica: la ricerca del Censis

Integrazione scolastica: la ricerca del Censis

Una ricerca del Censis conferma l'eccellenza del modello inclusivo italiano ma evidenzia inadeguati investimenti nel sostegno e nel progetto di vita. Segue ...

Giovedi 08 Novembre 2012
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La ricerca "I bisogni ignorati delle persone con disabilità", promossa dalla Fondazione Cesare Serono e realizzata dal Censis,  colloca l'Italia tra gli ultimi Paesi europei per risorse destinate alla protezione sociale delle persone con disabilità. Sia le risorse che le misure erogate in prestazioni economiche, in beni e servizi sono molto al di sotto della media dei Paesi dell'Unione europea. Il modello italiano rimane fondamentalmente assistenzialistico. Le misure erogate sono infatti di tipo pensionistico, con delega alle famiglie, e non prevedono  servizi che potrebbero garantire livelli di assistenza migliori e valorizzare le capacità di autonomia delle persone con disabilità.

IL MODELLO SCOLASTICO - L'inclusione scolastica occupa nel nostro Paese un posto centrale nel panorama delle politiche di inserimento sociale delle persone con disabilità. La legge obbliga tutte le scuole pubbliche e private ad accettare l'iscrizione degli alunni con disabilità. L'esperienza italiana rappresenta in questo un'eccellenza, eppure le risorse dedicate alle attività di sostegno e di integrazione degli alunni con disabilità appaiono inadeguate. In Italia, cioè, pressoché la totalità degli alunni disabili frequenta le classi comuni; però, di fatto, tra i Paesi indagati, è nel Regno Unito che il percorso di integrazione all'interno della scuola ordinaria risulta particolarmente avanzato, attento nell'intercettare i bisogni e disponibile a dedicare agli alunni disabili risorse ampie, seppure in uno scenario nel quale permane la possibilità di esclusione dalla scuola ordinaria.

In Italia, invece, nell'anno scolastico 2010-2011, circa il 10% delle famiglie ha dovuto presentare un ricorso al Tribunale per ottenere un aumento delle ore di sostegno. Il nostro Paese, cioè, destina poche risorse all'inclusione scolastica. Il rischio è che le politiche di contenimento dei costi ed il razionamento dei servizi configurino uno svuotamento dell'inclusione scolastica, rendendo preferibile una soluzione differenziata, che possa però garantire un livello adeguato di attenzione e cura. Si tratterebbe di un effetto paradossale, laddove è assolutamente evidente che il problema non è l'inclusione in sé, bensì il contingentamento delle risorse.

Scarso, inoltre, è il raccordo tra scuola e lavoro, poiché il modello formativo non promuove la costruzione di competenze spendibili in un progetto di vita professionalmente attivo.

L'INSERIMENTO LAVORATIVO
- L'Italia è molto indietro nell'inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Se in Francia si arriva al 36% di occupati, nel nostro Paese il tasso si ferma intorno al 18 %. Una volta completato il percorso formativo, cioè, i disabili incontrano difficoltà a trovare un lavoro. Tra le persone con Sindrome di Down meno di una su tre lavora dopo i 24 anni e il dato scende al 10% per chi ha problemi di autismo. Inoltre, nei casi di  malattie croniche che causino una progressiva disabilità, vi sono molti problemi a mantenere il lavoro trovato. Ne deriva che tanta è ancora la strada da percorrere in direzione di una cultura della diversità. Purtroppo (di Tina Naccarato).

Una sintesi della ricerca è disponibile in allegato e sul sito della Lega per le Autonomie (ricerca)

 

Fonte: www.legautonomie.it

 

 


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