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 Una web-inchiesta sulle carceri italiane

Una web-inchiesta sulle carceri italiane

Inside carceri: il web-doc inchiesta di Antigone e Next New Media sulle prigioni italiane.

Giovedi 23 Giugno 2016
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Il rapporto integrale su: http://www.insidecarceri.com/#

Il sovraffollamento

La prima volta che l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti in relazione al sovraffollamento delle carceri è stato nel luglio del 2009, quando i detenuti superavano le 63.600 unità. La capienza ufficiale dei nostri istituti di pena era al tempo indicata dalle fonti ufficiali come pari a 43.250 posti (ma i posti effettivamente utilizzabili erano in numero inferiore). I giudici di Strasburgo ravvisarono un trattamento contrario al senso di umanità in quello ricevuto dal sig. Sulejmanovic nel carcere romano di Rebibbia, dove aveva trascorso quattro mesi e mezzo in una cella di 16 metri quadri insieme ad altri cinque detenuti. Nel gennaio 2010, quando il governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza a causa dell’eccessivo affollamento degli istituti penitenziari, i detenuti erano in numero ancora maggiore, avendo quasi raggiunto i 65.000. La crescita è continuata nei mesi successivi fino a quando nel dicembre di quell’anno, superata la soglia dei 69.000 detenuti, un decreto governativo ha introdotto la possibilità di scontare l’ultimo anno di pena nella propria abitazione (portato poi a un anno e mezzo da un nuovo intervento governativo dell’anno successivo). La vita in carcere calpestava ignobilmente la dignità delle persone. I materassi erano affastellati uno sull’altro, gli spazi comuni per le attività ricreative erano quasi ovunque trasformati in dormitori, ogni progettualità risultava impossibile e quasi ridicola di fronte alla necessità di mero spazio vitale. È da allora che il numro dei detenuti ha cominciato la sua graduale, seppur lenta e non del tutto lineare, diminuzione. Ma nel frattempo – anche con l’aiuto di soggetti quali Antigone, che da sola ha seguito i ricorsi di circa 2.000 detenuti – si era sparsa in carcere la consapevolezza che in molti stavano subendo condizioni di vita simili a quelle subite dal sig. Sulejmanovic. Circa 4.000 detenuti erano ricorsi alla Corte di Strasburgo quando, nel gennaio del 2013 e con una popolazione carceraria scesa a 65.900 unità, la Corte condannò nuovamente l’Italia in relazione alle sue carceri per violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea (divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti), usando questa volta lo strumento eccezionale della sentenza pilota. Si tratta della famosa sentenza Torreggiani dove i giudici europei, per evitare all’Italia migliaia di scontate condanne, annunciano di non voler procedere alla disamina dei tanti ricorsi simili pervenuti assieme a quello del caso Torreggiani e di riservarsi piuttosto di tornare a valutare il nostro Paese nel giro di un anno, arco di tempo ritenuto sufficiente a intervenire con efficacia sul problema del sovraffollamento carcerario. Il governo italiano ha presentato, senza troppe motivazioni se non quella di guadagnare qualche mese, domanda di riesame della sentenza Torreggiani, domanda che – come era prevedibile – è stata respinta, rendendo definitiva la sentenza stessa il 27 maggio 2013. Gli interventi normativi e amministrativi che si sono susseguiti da quel momento hanno contribuito alla riduzione del sovraffollamento – che pur permane – e al miglioramento della vita carceraria. Nel giugno e nel dicembre 2013, due decreti legge hanno, tra le altre cose, limitato il ricorso alla custodia cautelare, ampliato l’accesso alle misure alternative alla detenzione, aumentato la liberazione anticipata per buona condotta, introdotto meccanismi di protezione dei diritti dei detenuti. Tutto ciò, assieme alla sentenza della Corte Costituzionale che nel febbraio 2014 ha bocciato la repressiva legge Fini-Giovanardi sulle droghe, ha portato alla fine del 2014 la popolazione detenuta al di sotto delle 54.000 unità. I detenuti in custodia cautelare sono scesi dal 45% e oltre dell’inizio del 2010, al momento della dichiarazione dello stato di emergenza, a poco più del 30%. La capienza ufficiale degli istituti di pena è oggi valutata in 49.943 posti. Come lo stesso Ministero ammette, un numero considerevole di essi è inutilizzabile a causa degli interventi di manutenzione di cui necessiterebbe. Il sovraffollamento nelle carceri italiane è ancora una realtà, seppure meno drammatica di un tempo. Siamo ancora lontani dagli standard europei, sebbene oggi in carcere si viva un po’ meglio di quanto non si vivesse due anni fa. Alla diminuzione del numero dei detenuti si sono aggiunte alcune riforme amministrative scaturite dai lavori della commissione ministeriale guidata da Mauro Palma e attiva dal giugno al novembre del 2013. Le indicazioni date dalla commissione Palma comprendono: l’apertura delle celle per almeno otto ore al giorno in tutto il circuito della media sicurezza (circa il 90% di tale circuito si è oggi adeguato alla disposizione, il che significa che oltre 39.000 detenuti vivono con le celle aperte durante le ore diurne); la facilitazione dei contatti con i familiari; la creazione di spazi esterni alle sezioni dove i detenuti possono svolgere attività comuni durante la vita diurna.

Fonte:
http://www.insidecarceri.com/#

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