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Alzheimer. Con 600mila malati in Italia è emergenza.

Alzheimer. Con 600mila malati in Italia è emergenza.

Il 21 settembre si è svolta la XXIV Giornata mondiale dell’Alzheimer, la forma più comune della demenza senile che nel mondo colpisce quasi 47 milioni di anziani.

Giovedi 28 Settembre 2017
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Nel nostro Paese le demenze colpiscono oltre un milione 240mila, al cui interno si contano circa 600 mila malati di Alzheimer, un over 85 su quattro. Per questi pazienti mancano risorse e servizi di cura e assistenza adeguati. A rischio la salute psico-fisica dei familiari che li accudiscono.

Con l’aumento della popolazione anziana nel mondo è in forte crescita anche la demenza senile, epidemia silenziosa che, secondo il World Alzheimer report 2016, colpisce nelle sue diverse forme 46,8 milioni di persone. Di questi malati, il 50-60% sono affetti dal morbo di Alzheimer. In Italia si stima che la demenza colpisca oltre un milione 240mila persone, di cui circa 600mila malati di Alzheimer. Contro la progressiva perdita di memoria e di funzioni cognitivo-mentali, fino all’amnesia globale, all’incapacità di riconoscere anche i propri cari e di autogestirsi, ad oggi non esiste purtroppo una terapia risolutiva. L’unico intervento possibile è di tipo farmacologico, per rallentarne i sintomi, e di tipo psico-sociale per tentare di mantenere il più possibile le capacità cognitive e relazionali del paziente. Tra gli over 85, spiega Antonio Martocchia, geriatra dell’azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma, l’incidenza della malattia è di uno su quattro. Nove i “fattori modificabili” che, “se corretti in tempo, potrebbero prevenire la demenza”: bassa scolarità, diminuzione dell’udito, ipertensione arteriosa, obesità, fumo di sigaretta, depressione, inattività fisica, isolamento sociale, diabete. Cruciale la ricerca farmacologica, ma i tempi sono lunghi: un farmaco innovativo richiede sette-dieci anni di sperimentazione preclinica prima di passare agli studi sull’uomo (tre fasi) e all’eventuale registrazione, autorizzazione e commercializzazione. Attualmente sono in corso di studio decine di molecole. “Il lancio di eventuali nuove terapie – conclude Martocchia – potrebbe avvenire entro il 20122 – 2025”.

Secondo il report mondiale, gli attuali costi economici e sociali della demenza ammontano a 818 miliardi di dollari (poco più di 37 miliardi in Italia). Ma a pagare il prezzo più alto, mettendo a dura prova il proprio equilibrio psico-fisico-emotivo, sono i familiari (al 90% di sesso femminile) che si prendono cura dei propri cari affetti dalla malattia, per lo più in solitudine e privi di sostegno adeguato, costretti ad allentare i legami con l’esterno e a ridurre i contatti sociali.

Bisogna ricordare che l’Italia ha da tre anni un Piano nazionale demenze (Pnd), che finora è stato recepito formalmente da dieci Regioni e dalla Provincia di Trento.

 Il Tavolo sul monitoraggio del Pnd, istituito presso il ministero della Salute e che vede la partecipazione dei rappresentanti delle Regioni, delle associazioni dei familiari dei pazienti, delle società scientifiche e dell’Istituto superiore si sanità (Iss), ha recentemente inviato alla Conferenza Unificata (che a differenza della Conferenza Stato-Regioni include anche la componente sociale) due documenti previsti dal Piano nazionale demenze:

  • uno sulle linee di indirizzo per redigere un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) sulle demenze
  • uno sul sistema informativo.

Questi documenti contribuiranno a modificare l’organizzazione attuale dei servizi dedicati alle demenze all’interno delle Regioni italiane.

Queste attività nazionali si inseriscono in un contesto, europeo e mondiale, dove l’Italia sta avendo un ruolo da protagonista. Infatti il nostro Paese ha partecipato alla fase pilota per la costruzione di un Osservatorio mondiale sulle demenze promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Inoltre l’Italia partecipa a una Joint Action europea sulle policy nella demenza.

 L’insieme di queste attività documentano un crescente interesse della politica e della comunità scientifica verso questa condizione. L’auspicio è quello di migliorare l’assistenza dei pazienti con demenza e i loro familiari che si stimano essere nel nostro Paese rispettivamente pari a 1 e 3 milioni di persone.

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