Archivi
Sfoglia tutte le informazioni del sito
Intranet
Per tutte le comunicazioni aziendali
Webmail
Consulta la posta on-line
Spopolamento e dismissione ad uso sociale degli edifici di culto

Spopolamento e dismissione ad uso sociale degli edifici di culto

in allegato un documento sulla dismissione di luoghi di culto e per la gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici. La Santa Sede raccomanda nuovi usi con finalitÓ culturali, sociali, caritative, da realizzare in dialogo con le comunitÓ civili.

Mercoledi 02 Gennaio 2019
Condividi con:
Condividi su Delicious Condividi su Twitter Condividi su Diggita Condividi su Technorati Condividi su My Space Condividi su Digg Condividi su Google Bookmarks Invia a un amico Stampa Ti piace
4
Non ti piace
6

In allegato il documento approvato dal Pontificio Consiglio della Cultura e dai delegati delle conferenze episcopali d’Europa, Canada, Stati Uniti d’America e Australia, in occasione del convegno Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici,  approvano le presenti Linee guida per le comunità ecclesiali, frutto delle riflessioni maturate nel corso del convegno stesso.

La ricerca della nuova destinazione di una chiesa ridotta a uso profano deve far parte di un progetto di cui sia protagonista la comunità ecclesiale in dialogo con la comunità civile. E se in alcuni casi la desacralizzazione è legittima, non è mai ammissibile la dissacrazione. Parola del cardinale presidente del Pontificio Consiglio della cultura Gianfranco Ravasi, che anticipa in esclusiva al Sir i contenuti delle Linee guida della Santa Sede che verranno diffuse oggi.

Formazione dei futuri preti nella tutela dei beni culturali; inventario e catalogazione di questi beni; coinvolgimento della comunità cristiana locale nei progetti di trasformazione e nuova destinazione delle chiese dismesse; dialogo con le istituzioni civili. Preferibili finalità culturali, sociali e caritative; da escludersi utilizzi commerciali. E le reliquie custodite sugli altari devono essere collocate in nuovi altari o custodite in appositi reliquiari. Questi alcuni contenuti del documento “La dismissione e il riuso ecclesiale di chiese. Linee guida”, approvato dal Pontificio Consiglio della cultura – Dicastero della Santa Sede competente per la questione – e dai delegati delle Conferenze episcopali di Europa, Canada, Stati Uniti e Australia a conclusione del convegno internazionale “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici” (Pontificia Università Gregoriana, 29 – 30 novembre). Le Linee guida (cinque capitoli e 11 raccomandazioni finali) verranno pubblicate oggi alle 12 sul sito del Dicastero.

Ad anticiparne i contenuti in esclusiva al Sir è il cardinale presidente Gianfranco Ravasi. Con una precisazione lapidaria : “Se in alcuni casi la desacralizzazione è legittima, non è mai ammissibile la dissacrazione”.

Quali sono gli scenari delineati e il quadro emerso dal convegno?
All’interno di un contesto generalizzato di urbanizzazione e secolarizzazione, una grande diversità e ricchezza di proposte ed esperienze all’interno degli ambiti nazionali. Sono state presentate proposte concrete e significative. Anche in futuro spingeremo all’idea di far conoscere le “buone pratiche” proponendole come modelli da imitare adattandoli ai contesti nazionali. La ricchezza di chiese era un tempo calibrata su un contesto socio-culturale che presupponeva una civitas christiana o una città non attraversata dall’attuale urbanesimo. Oggi il centro delle città non è quasi più abitato, ma funzionale ad attività esclusivamente amministrative e gestionali. Questo immenso patrimonio ecclesiale si rivela quindi sempre più problematico nella sua conservazione e nella sua stessa esistenza; tuttavia costituisce una realtà simbolica permanente. Più della metà delle chiese al centro di Roma non vengono utilizzate, ma non le potremmo mai trasformare in un museo o altro perché costituiscono un simbolo per la città e per il mondo intero che viene a visitarle.

Se cade la sacralità di un tempio non ne viene però meno la funzione simbolica di luogo spirituale e artistico.

Il patrimonio “nobile” andrà dunque conservato e tutelato così com’è, anche se non più destinato al culto. In caso di edifici “dispersi” e privi di qualità simbolica la desacralizzazione è legittima; ciò che invece non è mai ammissibile è la dissacrazione.

Non deve pertanto scandalizzare i fedeli il fatto che uno di questi spazi venga destinato ad un uso non sacrale, a condizione che non sia dissonante con la realtà originaria del tempio: musei, biblioteche, archivi, centri culturali e d’incontro anche per la comunità civile, ma anche segni caritativi. Penso ai pranzi per i poveri nella basilica di sant’Eustachio o a quello che la Comunità di sant’Egidio organizza a Santa Maria in Trastevere il giorno di Natale.

http://m.agensir.it/chiesa/2018/12/17/chiese-dismesse-linee-guida-santa-sede-card-ravasi-per-nuova-destinazione-comunita-ecclesiale-dialoghi-con-comunita-civile/