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Non in mio nome

Non in mio nome

Sullo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto si è espresso anche Andrea Camilleri, con un intervento che si conclude così: “Io mi rifiuto di essere cittadino italiano complice di questa nazista volgarità”.

Martedi 05 Febbraio 2019
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Sarà anche vero che il sentimento umanitario è finito in minoranza, ma gli italiani forse stanno cominciando a stancarsi della ferocia razzista dei loro governanti.  Come i cittadini di Lodi che si sono ribellati al regime di apartheid imposto nelle scuole dall’amministrazione leghista. Come le Caritas di tutta Italia che si oppongono al decreto Salvini: “Continueremo ad accogliere i migranti, rispondiamo alla nostra coscienza“. Come le associazioni fiorentine che hanno creato un fondo per sostenere chi è stato escluso dal sistema dell’accoglienza per effetto del citato decreto. Come gli abitanti di Castelnuovo di Porto che hanno reagito con grande generosità – sindaco e parroco in testa – allo sgombero della locale struttura di accoglienza: “Un’operazione indegna di un paese civile per le modalità con cui viene condotta, una violenza istituzionale inaccettabile” (Stefano Ciafani, presidente di Legambiente).

L’appello dei cristiani italiani

Sull’immigrazione intervengono con un appello comune i cristiani italiani, cattolici e protestanti (Conferenza episcopale italiana, Tavola Valdese, Comunità di S. Egidio, Federazione delle chiese evangeliche): “Salvare chi è in pericolo, ampliare i corridoi umanitari, aprire nuove vie di ingresso regolare”. “Nell’occasione in cui celebriamo il dono dell’unità e della fraternità fra i cristiani – si legge nel testo dell’appello “Restiamo umani”-, desideriamo spiegare a tutti che per noi aiutare chi ha bisogno non è un gesto buonista, di ingenuo altruismo o, peggio ancora, di convenienza: è l’essenza stessa della nostra fede. Ci addolora e ci sconcerta la superficiale e ripetitiva retorica con la quale ormai da mesi si affronta il tema delle migrazioni globali, perdendo di vista che dietro i flussi, gli sbarchi e le statistiche ci sono uomini, donne e bambini ai quali sono negati fondamentali diritti umani: nei paesi da cui scappano, così come nei Paesi in cui transitano, come in Libia, finiscono nei campi di detenzione dove si fatica a sopravvivere. Additarli come una minaccia al nostro benessere, definirli come potenziali criminali o approfittatori della nostra accoglienza tradisce la storia degli immigrati – anche italiani – che invece hanno contribuito alla crescita economica, sociale e culturale di tanti paesi. Da qui il nostro appello perché – nello scontro politico – non si perda il senso del rispetto che si deve alle persone e alle loro storie di sofferenza”.

 

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