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diritti -> maternità e paternità

E' ormai documentata la relazione causale tra carenza dei servizi per la prima infanzia, basso livello di occupazione femminile e bassi tassi di maternità.  Nel contesto italiano, caratterizzato dal “… più basso livello di partecipazione femminile al mercato del lavoro tra tutti i 25 stati membri dell’Unione Europea…”  (Donne e lavoro. Una rivoluzione incompiuta,  M.L. Pruna, Edizioni Il mulino)  è chiaramente segnalato sia il retaggio culturale secondo cui le madri con figli piccoli dovrebbero lasciare il lavoro per occuparsi dei bambini, sia l’insufficienza cronica di un sistema di welfare familistico e, al tempo stesso, incapace di affiancare le famiglie nell’impegno di cura dei bambini e degli anziani non autosufficienti.
Impressionano, a tale riguardo, i dati delle nascite in Sardegna, che si segnala come la regione con gli indici di natalità più bassi e raggiunti, sia per le donne che per gli uomini, all'età più  tardiva rispetto ad ogni altra area del nostro paese, che già vanta il più basso tasso di natalità al mondo.

La lettura dei dati, insomma, conferma il rischio discriminatorio rappresentato dalla maternità, in un mercato del lavoro e in un sistema sociale ancora ostinatamente calibrato sull’idea che l’unico produttore del reddito familiare sia l’uomo e non la donna.

Assistiamo così al paradosso di un sistema normativo antidiscriminatorio particolarmente sofisticato, ma incapace di aggredire il nodo più antico della subordinazione della donna all’uomo: la divisione dei ruoli nell’ambito familiare.

Questa constatazione rivela, come una lezione della storia, la giusta intuizione del femminismo progressista quando auspicava la promozione del lavoro (anche attraverso la maggiore diffusione di servizi di accoglienza per i bambini) in quanto strumento necessario per l’emancipazione delle donne e, infine, per una società orientata verso l’obiettivo dell’effettiva uguaglianza fra i cittadini.


In allegato una selezione di norme, links e segnalazioni.

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