Quanto costa se le donne si fermano
Il lavoro che ogni giorno le donne svolgono gratis a livello globale è il 76,2 per cento di tutto il lavoro di cura e domestico non retribuito. Per svolgere attività come queste le donne impiegano più di tre volte del tempo degli uomini.
Venerdi 08 Marzo 2019
Quanto costa se le donne si fermano

Pulire bagni, inviare biglietti di auguri, fare il bagno ai figli e preparare la cena, organizzare le vacanze, assistere gli anziani, accompagnare i malati, lavare i piatti di tutti. Secondo le stime dell'International labour organization (Ilo) il lavoro che ogni giorno le donne svolgono gratis a livello globale è il 76,2 per cento di tutto il lavoro di cura e domestico non retribuito. Per svolgere attività come queste le donne impiegano più di tre volte del tempo degli uomini.

In occasione dell'8 marzo, dall'Argentina agli Stati Uniti, passando per l'Europa, è alle donne che le femministe hanno rivolto l'appello per una giornata di sciopero globale

Ma quanto costa se ci fermiamo? Ecco cosa dicono i dati.

Il 5% del Pil è quanto vale il lavoro di cura non retribuito in paesi come l'Italia e la Polonia. Lo mette in luce lo studio di Francesca Francavilla e Gianna Claudia Giannelli recentemente pubblicato sulla rivista Applied economics (Routledge) che mostra come, con tutte le differenze del caso, in entrambi i paesi il fattore culturale ha giocato un ruolo chiave nel determinare le decisioni delle famiglie sulle attività di cura e ha pesato sulla condizione di invisibilità in cui ancora versa il lavoro domestico svolto dalle donne.

11 trilioni di dollari è il valore che avrebbero secondo l'Ilo le attività di cura non retribuite se fossero valutate sulla base di un salario minimo orario, vale a dire il 9% del Pil globale. Se consideriamo che le donne svolgono il 76,2 per cento di tutto il lavoro di cura non retribuito, possiamo stimare che a livello globale se le donne si fermano il costo è di oltre 8 trilioni di dollari.

E quanto guadagnerebbero tutti se le donne fossero davvero incluse e valorizzate nel mercato del lavoro? 

Un incremento medio di circa il 10% di Pil pro capite e un aumento dei tassi di occupazione di 4 punti percentuali entro il 2050 è quanto si otterrebbe all'interno dell'Unione europea secondo l'European institute for gender equality (Eige) con l’eliminazione simultanea delle disuguaglianze di genere: nella formazione universitaria delle cosiddette STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), nel mercato del lavoro (con riferimento ai tassi di attività), nelle retribuzioni (riduzione del gender pay gap con politiche attive di contrasto alla segregazione verticale e orizzontale e di contrasto alla discriminazione) accompagnate da una più equa distribuzione del lavoro di cura e domestico non retribuito.

Un aumento di Pil pari a più di 6 trilioni di dollari è quanto si verificherebbe nei paesi dell'area Ocse se l'occupazione femminile raggiungesse i livelli della Svezia secondo UNWomen, che ha calcolato: il divario di genere costa già circa il 15% del Pil alle economie di questi paesi, Italia inclusa.